Risultati da 1 a 13 di 13
  1. #1
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    Sistemi di Telecomunicazioni

    In generale un sistema di comunicazione è composto di 3 parti: c'è il trasmettitore che converte le informazioni in segnale, il mezzo di trasmissione (che può essere un doppino telefonico ma anche l'etere o una fibra ottica) che trasporta il segnale, e il ricevitore che riconverte il segnale in informazione "fisica".
    Per quanto riguarda i dispositivi interni che compongono un ricetrasmettitore, possiamo trovare l'alimentazione elettrica, l'oscillatore, il blocco modulatore/demodulatore e altri dispositivi come filtri e amplificatori.
    I sistemi riceventi e trasmittenti si differenziano in base al tipo di modulazione (AM, FM, analogica o digitale) e al segnale utilizzato (video, audio, ecc.) ma, in particolare, ciò che differisce è il blocco modulatore.
    Dobbiamo inoltre distinguere le due sezioni, quella in bassa frequenza e quella in alta frequenza, che sono ben distinte.
    La parte in bassa frequenza agisce sul segnale in banda base, cioè senza modulazione, quindi amplificatori e filtri sono posti prima della modulazione (o dopo la demodulazione).
    Questi componenti non pongono particolari problemi, essendo realizzati con componenti discreti (amplificatori di potenza, di solito in classe B, filtri passivi, ecc.) o integrati (con operazionali).
    L'attenzione maggiore va invece posta su quei dispositivi, per così dire, a "contatto" del segnale modulato ad alta frequenza: di solito gli amplificatori e i modulatori lavorano in classe C e sono SEMPRE di tipo selettivo, ossia hanno un circuito risonante e, possibilmente, un quarzo.
    Il modulatore FM in genere sfrutta un diodo varactor (in cui la capacità varia con la frequenza ma, essendo piccole le variazioni, è necessario l'uso di "moltiplicatori" inseriti dopo il modulatore) per effettuare la modulazione.
    Si può utilizzare anche la modulazione "indiretta", a volte più efficace di quella diretta, con cui il segnale FM viene ottenuto da una modulazione di fase PM, integrando preventivamente il segnale modulante.
    Infine i demodulatori sfruttano dei diodi raddrizzatori ed un condensatore per ricostruire il segnale originario.
    Quando volete mi trovate qui e, tempo permettendo (molto poco, in verità), cercherò di rispondere alle vostre domande.
    A presto e grazie

  2. #2
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    Grazie per la condivisione e per la disponibilità, Kriss2
    "In ogni caso i frutti di una scienza sono semplicemente necessari, è il loro uso indegno che li rende esecrabili" (Giofi83)

  3. #3
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    Un'onda elettromagnetica, contenente l'informazione da trasmettere, si propaga nello spazio ad una velocità pari a quella della luce: c=3*10^8 m/s.
    Essa è caratterizzata da una periodicità temporale, ossia dalla sua frequenza f=1/T Hz (T è il periodo in s), e da una periodicità spaziale, cioè dalla sua lunghezza d'onda (distanza tra due "creste" successive dell'onda, misurata in m).
    Tra queste due grandezze, la frequenza e la lunghezza d'onda, esiste una relazione importantissima: il loro prodotto corrisponde alla velocità dell'onda (v=lambda*f).
    Essendo v=c, si ha che lambda=c/f=(3*10^8)/f, cioè tra la lunghezza d'onda e la frequenza c'è una relazione di proporzionalità inversa.
    Ora, i segnali BF, in bassa frequenza, hanno una grandissima lunghezza d'onda (ad es. la tensione dell'ENEL f=50Hz ha lunghezza d'onda lambda=6000 km), mentre i segnali AF (detti anche segnali RF, a radiofrequenza), in alta frequenza, hanno lunghezza d'onda molto piccola (ad es. un ponte radio a frequenza f=1GHz ha lunghezza d'onda lambda=30 cm).
    Come sappiamo (vedi il mio articolo di Elettronica Industriale sui parametri concentrati e distribuiti), se le dimensioni fisiche del sistema sollecitato da onde elettromagnetiche sono molto più piccole della lunghezza d'onda del segnale, potremo utilizzare il modello a parametri concentrati, semplificando l'analisi del sistema stesso in quanto verrà utilizzata soltanto la variabile tempo.
    A frequenze al di sopra di un certo valore limite, che possiamo stabilire a f=300MHz a cui corrisponde una lunghezza d'onda lambda=1 m, dovremo utilizzare il modello a parametri distribuiti.
    Facendo un esempio, a frequenze alte una bread-board (la famosa basetta per effettuare esperimenti) non è più utilizzabile poiché si verificheranno fenomeni nuovi (ai capi di un tratto di circuito si crea una differenza di potenziale a fase variabile, in pratica la linea diventa un circuito L-C) relativi alla propagazione di onde ad altissima frequenza.
    La basetta dovrà essere studiata come una linea elettrica e non più come semplici piste di rame.
    In conclusione vorrei ricordare che il campo delle frequenze viene suddiviso in "bande", a cui corrispondono determinati limiti per le lunghezze d'onda, secondo la seguente tabella:
    CLASSIFICAZIONI DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE
    Buona lettura e a presto

  4. #4
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    Salve a tutti, cari amici, cos'è un canale di comunicazione ?
    Per canale di comunicazione s'intende quel mezzo materiale, posto tra un trasmettitore (TX) ed un ricevitore (RX), che funge da supporto fisico alla trasmissione delle informazioni.
    I mezzi fisici possono essere: cavi metallici (ad es. il doppino telefonico e il cavo coassiale), cavi in fibra ottica e l'etere (lo spazio libero).
    Nei cavi metallici la propagazione energetica è dovuta a grandezze elettriche (tensione e corrente), nei cavi in fibra ottica essa è dovuta a onde elettromagnetiche a frequenza ottica (in realtà si opera nella gamma dell'infrarosso), nell'etere essa avviene mediante oscillazioni del campo elettrico e del campo magnetico.
    Per analizzare le caratteristiche tecniche dei canali di comunicazione occorre individuare alcune grandezze fisiche fondamentali, tra cui la capacità informativa di un canale. Cosa s'intende per capacità informativa di un canale ?
    La capacità di un canale C determina la velocità di trasmissione che il canale stesso può sostenere ed è legata sia alla banda passante (BW) che al rapporto S/N (rapporto tra il segnale utile e l'intensità del rumore) del mezzo dalla relazione di Shannon: C=BW*log2 (1+S/N) (log2 è il logaritmo in base 2).
    In base a questa relazione, per aumentare la capacità C del canale è necessario aumentare la banda passante oppure diminuire il rumore, mantenendo inalterato il segnale utile, oppure fare entrambe le cose, se possibile.
    Ad esempio, un doppino telefonico ha una banda passante di qualche MHz, molto ristretta, e un rapporto S/N di circa 30 dB, molto basso, la sua capacità è quindi dell'ordine delle centinaia di kbit/s.
    Le migliori prestazioni in cavo si hanno con le fibre ottiche, con una banda passante che supera il GHz e un rapporto S/N che è di circa 100 dB, per cui la loro capacità è di circa 100 Gbit/s.
    Da queste considerazioni si deduce che il futuro è nelle trasmissioni in fibra ottica e, in subordine, nelle trasmissioni satellitari.
    Per concludere questa breve introduzione ai canali di comunicazione, vorrei accennare al fatto che tutti i canali introducono, in una linea di trasmissione, una attenuazione, data dal rapporto tra la potenza in ingresso Pi e quella in uscita Pu (si calcola in dB/km: A=10*log10 (Pi/Pu), in cui log10 è il logaritmo in base 10).
    Tale attenuazione non è costante alle diverse frequenze e ciò vuol dire che la linea si comporta da filtro, introducendo una distorsione (di ampiezza e di fase) del segnale.
    Inoltre essa è dovuta a diversi fattori, a seconda del tipo di canale: ad esempio, nel doppino è causata dalla resistenza dei conduttori, nelle fibre ottiche è dovuta a presenza di impurità, nell'etere è dovuta a vari fenomeni che si verificano nei vari strati dell'atmosfera (ionosfera, troposfera, ecc.), come ad esempio l'assorbimento atmosferico.
    Una volta determinato il sistema di trasmissione da utilizzare, è necessario individuare il canale di comunicazione più adatto ad esso.
    Di solito la scelta viene effettuata in base alla gamma di frequenze da trasmettere, ossia alla lunghezza d'onda del segnale.
    Se avete domande da pormi, sono qui

    Buona lettura e a presto

    P.S. Non mi sono soffermato sui "rumori" ma essi sono di diverso tipo: ad es. il "ripple" dell'alimentazione, il rumore industriale (dei motori), il rumore cosmico, il rumore atmosferico (dovuto a varie perturbazioni) e così via. Di solito il suo valore, espresso in dB, è riferito alle potenze: (S/N)=10*log (S/N). Può andare dai 30 dB/km per il doppino agli 80 dB/km per le fibre ottiche.
    Ultima modifica di Kriss2; 06-07-2019 alle 18.41.37

  5. #5
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    Di norma le informazioni emesse da una sorgente non possono essere utilizzate nelle trasmissioni così come sono ma devono essere preventivamente "codificate", cioè trasformate e organizzate opportunamente secondo determinate regole. Esistono tre tipi diversi di codifiche, atte a risolvere problemi di differente natura e che possono essere utilizzate contemporaneamente in una trasmissione: si tratta dei codici sorgente, dei codici di canale e dei codici di linea.
    La codifica di sorgente serve ad ottimizzare i messaggi relativi alle informazioni, attuando in pratica una "conversione" di codice, ossia a ciascun elemento informativo viene associata una sequenza di bit elementari secondo un determinato criterio. Ad esempio, nel codice ASCII, usato nei computer, ad ogni carattere alfanumerico (sono 128) viene associata una stringa di 8 bit, 7 bit per la codifica e 1 bit per il controllo di parità.
    Altri esempi di codici sorgente sono il codice Morse (usato in radiotelegrafia) e il codice Baudot (usato nelle telescriventi e, in generale, nei sistemi telex).
    Nella codifica di canale, invece, lo scopo è quello di rilevare e di correggere gli errori di trasmissione dovuti alla presenza di rumore.
    La tecnica più utilizzata è quella della "ridondanza", che consiste nell'aggiungere, al messaggio da trasmettere, alcuni bit in più rispetto a quelli necessari.
    Ad esempio, il codice di parità, che è in grado solo di rilevare gli errori, aggiunge 1 bit ridondante, detto "bit di parità", in coda alla stringa di bit del messaggio, in modo tale da rendere pari il numero di bit "1".
    Il codice CRC, anch'esso solo rilevatore di errori, è un codice di canale, di tipo "ciclico" (ruotando una sua combinazione di elementi si otterrà sempre una combinazione appartenente allo stesso codice) e "polinomiale" (il messaggio trasmesso è in pratica un polinomio), ampiamente utilizzato nelle reti informatiche (Internet, LAN, ecc.) anche perché l'hardware richiesto per la sua implementazione è molto semplice, sono sufficienti alcune porte XOR e qualche registro SHIFT (a scorrimento).
    Il codice Hamming è un codice di canale che non solo è in grado di rilevare gli errori ma anche di correggerli, una volta individuata la posizione dei bit errati.
    Codice di correzione errori
    La codifica di linea, infine, ha la funzione di convertire il segnale digitale, che, ricordo, dopo la codifica di sorgente e quella di canale non è ancora idoneo ad essere trasmesso, in una sequenza di simboli con caratteristiche idonee alla corretta trasmissione sulla linea
    Trattandosi di tecniche di codifica strettamente correlate a problematiche relative alla trasmissione digitale, al momento non intendo soffermarmi su di esse, ripromettendomi di approfondirne le conoscenze in seguito, quando tratteremo la trasmissione numerica.
    A presto e buona lettura

  6. #6
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    Generalmente i segnali elettrici hanno una forma d'onda qualsiasi, a volte anche molto complessa, che però può essere ricondotta a tipi di forme più semplici e regolari, come ad es. l'onda sinusoidale, l'onda quadra e così via (i cosiddetti segnali canonici).
    La forma d'onda sinusoidale, in particolare, è importantissima perché, secondo la teoria matematica dell'analisi armonica di Fourier, ad essa è possibile associare qualsiasi altra forma d'onda periodica.
    La teoria di Fourier stabilisce che una funzione periodica può essere scomposta nella somma di un certo numero di "armoniche" sinusoidali, la cui ampiezza è facilmente calcolabile tramite integrali definiti e la cui frequenza è multipla (intera) della frequenza del segnale originario (cioè di frequenza uguale, doppia, tripla, ecc.).
    Da ciò deriva il fatto, molto rilevante, che è possibile studiare un segnale, e quindi il suo contenuto informativo, non soltanto nel dominio del tempo ma anche nel dominio della frequenza.
    Volendo rappresentare graficamente, su un piano cartesiano, l'ampiezza delle armoniche in funzione della frequenza, otterremo il cosiddetto "spettro" del segnale.
    Il problema è che gli spettri dei segnali non sono tutti uguali ma variano a seconda del tipo di informazione che trasportano: ad esempio un segnale audio arriva al massimo a 20kHz, un segnale televisivo arriva ad un massimo di 5MHz, un'onda quadra ha infinite armoniche e così via.
    Dobbiamo quindi distinguere i segnali in banda base, che rimangono, anche se manipolati, nella loro gamma di frequenze originaria, dai segnali in banda traslata, che vengono modulati al fine di permetterne la trasmissione a distanza.
    A proposito dei sistemi in banda traslata, occorre ricordare che il segnale "modulante", quello originario, viene manipolato da un modulatore, il quale lo compone opportunamente con una "portante" ad alta frequenza, dando origine ad un segnale "modulato" che ha la stessa energia della portante e l'informazione della modulante (che risulta traslata in frequenza e quindi più adatta ad essere trasmessa a distanza).
    http://www.ilmondodelletelecomunicazioni.i...id_capitolo= 106
    Per concludere, vorrei far notare che di solito gli spettri vengono opportunamente filtrati allo scopo di ridurne la banda passante: ad es., il segnale telefonico viene ridotto alla gamma 300-3400Hz, il segnale modulato in AM alla gamma 50-4500Hz, il segnale modulato in FM alla gamma 20-15000Hz e così via.
    Buona lettura

  7. #7
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    Supponiamo di avere un segnale il cui sviluppo in serie di Fourier è il seguente:
    f(t)=4+(4/pi)*sen(2*pi*800*t)+(4/(3*pi))*sen(2*pi*2400*t)+(4/(5*pi))*sen(2*pi*4000*t)
    Si tratta di una funzione dispari (odd), cioè f(t)=-f(-t), simmetrica rispetto all'origine e dunque di tipo seno.
    La sua forma d'onda è:



    E' un'onda quadra con valore medio (la componente continua) pari a 4 (le armoniche sono solo dispari).
    Lo spettro delle ampiezze, nel dominio della frequenza, è:



    A presto

  8. #8
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    La modulazione è un processo impiegato nei sistemi di comunicazione in cui un segnale "modulante" (a bassa frequenza), che contiene l'informazione da trasmettere, viene "combinato" (eventualmente vedremo dopo in che modo) con una "portante" (un altro segnale che funge da "trasportatore") ad alta frequenza, in modo tale da produrre un terzo segnale, chiamato "modulato", che è quello che effettivamente verrà trasmesso.
    In base al tipo di segnale portante e modulante, ci sono diversi tipi di modulazione: 1) analogica (AM, FM e PM), con portante analogica e modulante analogica; 2) digitale (ASK, FSK e PSK), con portante analogica e modulante digitale; 3) ad impulsi (PAM, PPM, PWM), con modulante analogica e portante impulsiva; 4) ad impulsi codificati (PCM), formata da una serie di impulsi digitalizzati.
    Elemania
    A presto

    P.S. L'operazione di modulazione viene effettuata sostanzialmente per due ragioni: 1) consente la trasmissione contemporanea (sullo stesso canale di trasmissione) di più comunicazioni, usando portanti a diversa frequenza; 2) migliora la qualità di trasmissione (minori perdite, ecc.).
    Faccio presente infine che la scelta del tipo di modulazione dipende da svariati fattori, quali il tipo di informazione, il tipo di canale, la distanza tra trasmettitore e ricevitore, il rapporto segnale/rumore e così via.

  9. #9
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    Il doppino è un mezzo di trasmissione formato da due conduttori in rame ricoperti da una guaina di materiale plastico e intrecciati fra loro.
    Esso viene utilizzato per la connessione delle linee telefoniche ma mentre in passato era il mezzo di trasmissione dell'intero percorso, anche a lunghe distanze, tra due interlocutori, attualmente viene utilizzata la fibra ottica (di cui ci occuperemo in seguito) tra le centrali telefoniche e quindi il doppino viene utilizzato soltanto nell'ultimo "miglio", ossia per collegare l'utente con la centrale telefonica più vicina.
    Il doppino essenzialmente è nato per "trasportare" la voce umana che ha una banda di frequenza molto "stretta" (da 300Hz a 3300Hz) ma oggi, con il diffondersi delle reti di PC, il requisito principale richiesto ad un canale di trasmissione è una banda passante sempre più alta, ciò che consente il passaggio di segnali a frequenze sempre più elevate.
    Sembra quindi che il destino del doppino sia segnato; in realtà, in base a studi compiuti verso la fine del secolo scorso, si è evidenziato il fatto che la banda passante del doppino può essere aumentata semplicemente migliorando la qualità costruttiva del doppino stesso.
    Ad esempio un doppino di categoria 6 è adatto alla trasmissione a velocità superiori a 1 Gbps, uno di categoria 7 è adatto per reti fino a 10 Gbps e così via.
    Ci sono due tipi di doppini utilizzati nel cablaggio delle reti LAN: quelli STP sono schermati, quelli UTP non sono schermati.
    I cavi UTP possono andare bene se non vi sono molte interferenze elettromagnetiche (EMI) ma ovviamente i cavi STP hanno caratteristiche migliori di immunità ai disturbi elettromagnetici ambientali, grazie alla loro schermatura.
    www.antoniosantoro.com/Mezzi%20trasmissivi.htm#_Toc69455532

  10. #10
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    Le fibre ottiche sono costituite da sottili fili di vetro, molto trasparenti e flessibili, e vengono utilizzate nelle "dorsali" di telecomunicazioni.
    Nelle telecomunicazioni sono usate come canali ad alta velocità, consentendo velocità di trasmissione elevatissime, nell'ordine dei Gbps, molto maggiori di quelle dei cavi coassiali.
    Esse offrono diversi vantaggi: insensibilità alle interferenze, bassa attenuazione, volume ridotto, ecc.
    Le fibre ottiche sono attraversate da impulsi luminosi nel campo di frequenze dell'infrarosso e quindi invisibili all'occhio umano.
    In una fibra ottica possono passare 12000 telefonate contemporaneamente.
    Attualmente il campo di impiego delle fibre ottiche è stato, per così dire, "allargato" anche alle dorsali di lunghezza limitata, grazie ai miglioramenti tecnologici ottenuti dal processo di raffinazione del silicio.
    La parte interna di una fibra ottica è costituta dal "core" (il "nucleo" centrale) ed è rivestita da una guaina denominata "cladding".
    Di solito si fa riferimento a questi due elementi, il "core" e il "cladding", con due numeri, ad es. 50/125, che corrispondono ai diametri rispettivamente del core e del cladding (in micron).
    Esternamente ci sono altre due guaine, una di rivestimento e l'altra in mylar, esse conferiscono maggiore resistenza alla trazione per la "messa" in opera della fibra ottica.
    Un sistema completo di trasmissione ottica è costituito da tre componenti: 1) una sorgente luminosa (un LED o un LASER); 2) il mezzo di trasmissione, ossia la fibra ottica; 3) il fotodiodo ricevitore, l'elemento più lento di tutta la "catena", in grado di riconvertire gli impulsi ottici in impulsi elettrici.
    Non mi soffermerò sui principi fisici alla base del funzionamento delle fibre ottiche poiché una spiegazione rigorosa richiede la conoscenza dell'ottica quantistica (eventualmente potrò parlarne in seguito), ciò che posso dire è che la propagazione delle onde all'interno di una fibra segue il fenomeno della "riflessione totale", secondo cui la differenza tra gli indici di rifrazione del core e del cladding (mantello) è in grado di "intrappolare" i raggi luminosi fintantoché tali raggi incidenti si mantengono entro un angolo massimo, detto di "accettazione".
    http://www.edutecnica.it/elettronica/fo/fo.htm
    A presto

  11. #11
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    Il termine "wireless" fa riferimento a tutte quelle comunicazioni in cui i segnali si propagano attraverso l'etere sotto forma di onde RF (a radiofrequenza) o IR (ad infrarosso).
    L'etere non è un buon mezzo di trasmissione, i disturbi delle radiazioni solari sono sempre presenti; a questi ultimi, poi, si sommano altri disturbi, dovuti alle condizioni atmosferiche (pioggia, ecc.) e alle interferenze prodotte da altre "sorgenti" elettromagnetiche.
    Le frequenze utilizzate per la trasmissione in wireless sono elevatissime (2.4GHz e 5GHz) e i relativi segnali, se la traiettoria è in vista ottica, sono meno degradati.
    D'altro canto se tra sorgente e destinazione ci sono ostacoli, la propagazione delle onde subirà delle rifrazioni, il che peggiorerà la qualità del segnale in quanto il ricevitore dovrà scegliere un solo segnale tra quelli ricevuti in tempi differenti (proprio perché i percorsi delle onde avranno lunghezze diverse).
    Si potrebbe aumentare la potenza del segnale irradiato dall'antenna ma le norme internazionali pongono delle severe restrizioni a tale potenza, che al massimo può essere di 100mW.
    E' possibile però utilizzare un'antenna direzionale ad alto guadagno, in grado di concentrare l'emissione elettromagnetica in una sola direzione, anziché una normale antenna omnidirezionale (che emette a 360°). Le antenne direzionali hanno una polarizzazione orizzontale, ossia il "corpo" radiante è parallelo al terreno, per cui l'emissione delle onde avviene in una specifica direzione, quindi l'efficacia aumenta.
    Il parametro più importante di un'antenna è il guadagno (in dB), cioè il rapporto tra il segnale emesso dall'antenna e quello che sarebbe emesso da un'antenna omnidirezionale (dipolo) che emette a 360°. In genere le antenne direzionali vengono utilizzate nelle reti MAN (metropolitane), in cui il collegamento è spesso in vista ottica.
    A presto

  12. #12
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    Al fine di permettere la corretta trasmissione delle informazioni e di "diversificare" le varie comunicazioni inviate all'interno dello stesso canale (cavo, etere, ecc.) occorre che il segnale contenente l'informazione subisca un particolare trattamento, denominato "modulazione".
    Si tratta di "mescolare" il segnale modulante con una "portante" ad alta frequenza, ciò implica la traslazione in frequenza dell'informazione stessa.
    Di solito questa tecnica viene associata ad un procedimento di "multiplexaggio", in frequenza (FDM) o temporale (TDM).
    Nella multiplazione FDM a ciascuna trasmittente (TX) viene assegnato un diverso canale, per cui, nello spettro, le frequenze sono dislocate in "bande" differenti.
    Nella ricevente (RX) un filtro passa-banda si occupa di selezionare il canale voluto.
    Nella multiplazione TDM le diverse informazioni digitali vengono allocate in tempi differenti, distinguendosi nel momento in cui i bit vengono prelevati.
    Il segnale di "clock" temporizza i diversi canali e ne permette anche il "demultiplexaggio", ossia il corretto prelevamento da parte della ricevente.
    Da tutto ciò si evince che i segnali da trasmettere devono sempre essere modulati, contenendo al loro interno l'informazione in uno dei parametri (ampiezza, fase e frequenza).
    Il tipo di modulazione dipende dal tipo di segnale modulante, analogico o digitale, e dal tipo di portante, sinusoidale o impulsiva.
    A presto

    P.S. Elemania

  13. #13
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    Innanzitutto ricordiamo la classificazione delle onde elettromagnetiche:
    www.peduto.it/classifi.htm
    Ricapitoliamo anche la composizione dell'atmosfera terrestre:



    A contatto con la superficie terrestre c'è la troposfera, che si estende dalla superificie della Terra fino ad un'altezza media di circa 14 km; tutti i fenomeni meteorologici avvengono qui, pertanto la troposfera è molto discontinua.
    La stratosfera si estende dalla tropopausa fino ad un'altezza di 50 km; essa è in grado di respingere i raggi ultravioletti.
    La ionosfera si estende dalla fine della stratosfera fino ad una distanza di circa 400 km dalla superficie terrestre e può raggiungere temperature molto elevate; essa ha una bassa densità ma è ricca di ioni, prodotti dalle radiazioni solari.
    Ciò è molto importante per le radio-propagazioni poiché la ionosfera è in grado di riflettere tutte le radiazioni di frequenza inferiore ai 30 MHz.
    Ora, le trasmissioni per onde superficiali, ossia quelle che si propagano nella zona di atmosfera a stretto contatto col suolo terrestre, sono più adatte per frequenze molto basse (fino ai 10 MHz, nella gamma delle onde lunghe LF/VLF) perché è evidente che l'attenuazione è molto bassa a queste frequenze.
    Essendo il mare un buon conduttore, queste onde trovano largo utilizzo nelle comunicazioni marittime.
    Come ho già detto, le trasmissioni per onde ionosferiche sono adatte per frequenze nella gamma da 3 MHz a 30 MHz (onde HF), dove l'attenuazione è minima.
    Con tale tipo di trasmissione (ionosferica) si possono realizzare comunicazioni intercontinentali.
    Nella stragrande maggioranza delle applicazioni attuali vengono utilizzate le trasmissioni per onde troposferiche, per frequenze superiori ai 30 MHz.
    Purtroppo, come già illustrato, nella troposfera avvengono tutti i fenomeni meteorologici, il che si ripercuote negativamente sulle comunicazioni.
    A ciò si aggiunge il fatto che, nonostante l'assorbimento atmosferico sia abbastanza basso (se le frequenze non sono molto elevate), fenomeni come la diffrazione, la rifrazione, ecc., riducono la copertura a pochi kilometri in visibilità ottica (in UHF) e addirittura a qualche kilometro se si lavora nella gamma delle onde ultra-corte (SHF), in quanto l'attenuazione aumenta all'aumentare della frequenza (perlomeno oltre il GHz).
    Buona lettura

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