Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Origine ed evoluzione dei viventi

    Buongiorno cari amici,
    ciò che di un organismo vivente colpisce maggiormente è che esso è un aggregato di atomi e molecole complesse che, al contrario di tutti i sistemi inanimati che tendono naturalmente ad evolvere verso stati di completo disordine, crea stati di maggiore ordine a partire da materia inanimata e da quest'ultima riproduce le sue cellule. Non c'è alcun contrasto con la seconda legge della termodinamica se si pensa che la legge dell'entropia è applicabile solo ai sistemi isolati, a condizioni lontane da quelle reali di un organismo vivente.
    La capacità delle cellule di riprodursi dal materiale di cui esse sono fatte non è rara, qualcosa di simile accade anche nei cristalli di ghiaccio o di sale che crescono da un liquido o da un gas, formando strutture organizzate che riproducono esattamente lo stesso schema.
    La differenza tra le cellule viventi e i cristalli consiste nel fatto che le cellule si riproducono prendendo il "materiale" che necessita loro da un gran numero di molecole, organiche ed inorganiche, diverse, mentre i cristalli possono utilizzare, nel loro accrescimento, un solo tipo di atomo o di molecola.
    Ci sono dei precisi "meccanismi" biologici che differenziano la crescita delle cellule da quella dei cristalli.
    Nel caso delle cellule non possiamo parlare di semplice organizzazione, bensì dobbiamo parlare di combinazione di fasi che cooperano al fine di compiere tutte le operazioni, fisico-chimiche e biologiche, vitali, mentre i geni si comportano da "traccianti" per tutti i processi di riproduzione in ciascuna cellula.
    Ciò che stupisce è il fatto che la materia vivente è governata dalle stesse leggi naturali che governano la materia inanimata: due stati differenti che obbediscono alle stesse leggi.
    Occorre però ricordare che il comportamento della materia dipende dal suo stato di organizzazione ed è chiaro che ci si deve aspettare che compaiano nuovi comportamenti quando le molecole all'interno della struttura vengano "rimaneggiate" secondo schemi diversi.
    Ad esempio, un atomo di carbonio obbedisce alle stesse leggi fisiche sia che si stia muovendo nello spazio interstellare, sia che vibri all'interno di un diamante, sia che si trovi in una stella o nel cervello umano.
    Eppure la struttura del diamante è diversa da quella di un semplice pezzo di carbone e ciò avviene perché i rispettivi stati di aggregazione degli atomi di carbonio sono differenti.
    Così come la brillantezza e la durezza sono proprietà del carbonio che dipendono da una opportuna disposizione dei suoi atomi, anche la vita è una proprietà di atomi e di molecole opportunamente disposti.
    Le proprietà del diamante non possono essere "viste" nei singoli atomi di carbonio così come le proprietà di un organismo vivente non traspaiono dagli atomi che lo costituiscono. Propongo un'analogia: se non conoscessi il fenomeno del magnetismo, come potrei spiegare la differenza di comportamento tra una barretta di ferro magnetizzata ed una che non è magnetizzata ?
    Gli atomi di ferro nelle due barrette non rivelerebbero alcuna differenza.
    Ecco, la vita si manifesta quando le molecole sono "allineate", analogamente alla barretta di ferro magnetizzata in cui gli atomi di ferro sono allineati in modo che i campi magnetici si rafforzano a vicenda, in strutture tali che le proprietà delle molecole organiche, atte al mantenimento della vita, si rinforzano a vicenda. La soglia che separa il mondo vivente da quello non vivente appare molto chiaramente se si studia il comportamento dei virus, i quali in alcune circostanze si comportano come cristalli inanimati, mentre in altre circostanze, favorevoli alla vita, come organismi viventi.
    I virus non possono essere considerati organismi viventi come siamo noi ma piuttosto sono "frammenti" di materiale genetico in grado di "attivarsi" all'interno di una cellula "ospite" e di sfruttare alcune "apparecchiature" biologiche di tale cellula infettata.
    Può, ad esempio, replicare i suoi acidi nucleici, riprodurre il suo capside (l'involucro proteico) e auto-assemblarsi, il tutto a danno della cellula ospite.
    Il metabolismo dell'ospite sarà irrimediabilmente alterato.
    Buona lettura

  2. #2
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    Riporto alcuni miei interventi sull'evoluzionismo affinché gli utenti possano contribuire alla discussione:

    "Innanzitutto è da dire che la teoria dell'evoluzione è una teoria scientifica che, secondo i dettami "popperiani", è falsificabile e "predittiva" e quindi controllabile.
    Il meccanismo tramite il quale l'evoluzione "procede" non implica alcun finalismo, alcuna teleologia, alcuna causa. L'esempio "classico" è quello del collo delle giraffe: a differenza di ciò che sosteneva Lamarck (il famoso principio dell'uso e del non uso degli organi), Darwin mostrò che solo per CASO alcuni individui nascono con caratteri che li rendono più adatti all'ambiente in cui vivono e quindi più favoriti dalla selezione naturale.
    In sostanza le giraffe non allungano il collo perché vogliono raggiungere i rami più alti delle acacie.
    Avere il collo lungo è scomodo in talune circostanze: ad es. le giraffe, per abbeverarsi, sono costrette a divaricare le zampe anteriori.
    Il fatto stesso, però, che proprio tale carattere (il collo lungo) si sia "affermato" implica che i vantaggi superano gli svantaggi, ai fini di un migliore adattamento ambientale.
    Quindi gli elementi fondamentali dell'evoluzionismo sono due: le mutazioni (casuali) e la selezione naturale dell'ambiente, conseguenza NECESSARIA dell'interazione tra ambiente e organismi.
    Caso e necessità, dunque, per parafrasare il libro di Monod.
    Da questa visione rimarrà ovviamente esclusa qualsiasi concezione teleologica: neanche la specie umana potrà essere considerata come "finalità" dell'evoluzione.
    L'evoluzione dell'uomo, in particolare, non è stata lineare e progressiva, ci sono ancora parecchi "vicoli ciechi": attualmente si conoscono una decina di specie del genere Homo ma molte altre potrebbero essersi estinte senza lasciare discendenti.
    E' vero che siamo gli unici uomini sul pianeta ma è accaduto solo per caso, perché abbiamo vinto, con la nostra forza "evolutiva", sui neandertaliani in Europa e forse sugli Erectus in Asia.
    Per quanto riguarda le lacune nel darwinismo, esse hanno a che fare con alcuni meccanismi che sono alla base della VARIABILITA' dei caratteri (fenotipi) e della loro trasmissione ereditaria.
    Tali lacune sono state colmate grazie allo sviluppo della genetica mendeliana e della teoria dei cromosomi, il che ha permesso di inglobare la teoria darwiniana e la nascente genetica in un unico "corpus", denominato neodarwinismo.
    Attualmente la genetica delle popolazioni permette di comprendere meglio come il patrimonio genetico di una determinata popolazione si trasmette da una generazione ad un'altra."

    "Risponderò in modo sintetico e poi aggiungerò qualcosa per rimanere in tema con l'argomento del thread (visto che l'argomento è di interesse generale, è mia intenzione aprire un apposito topic, di cui ho già in mente il relativo inquadramento teorico, sull'origine, l'evoluzione e la stabilità della vita).
    Il concetto di "teoria" non va confuso con quello di "ipotesi" e di "congettura".
    Esaminiamo ciò che dice l'Enciclopedia alla voce "teoria": 1) ipotesi confermata o stabilita dall'osservazione o dagli esperimenti e che è stata accettata come spiegazione di fenomeni noti; 2) enunciazione delle leggi, dei principi o delle cause generali di qualcosa che è noto o osservato; 3) formulazione o sistemazione di idee o enunciati atta a spiegare o descrivere una serie di fatti o di fenomeni.
    Ebbene, la teoria "darwiniana" rientra pienamente nel significato di TUTTE le tre definizioni su riportate ma non solo: l'evoluzione è un FATTO SCIENTIFICO INCONTROVERTIBILE, così come è un fatto che in questo momento io stia scrivendo su questo Forum.
    Passiamo ora brevemente ai cosiddetti "anelli mancanti" di cui mi hai chiesto, termine molto caro ai "negazionisti" (creazionisti in particolare e anti-evoluzionisti in genere) della teoria evolutiva, che tentano in tutti i modi di "confutare" l'evoluzione, ovviamente senza riuscirci.
    Il concetto di "anello mancante" o "anello di congiunzione" è un concetto ottocentesco, che risale ai "primordi" della formulazione della teoria (si pensava che l'evoluzione fosse un processo continuo, graduale, senza "salti"), oggi non ha più senso scientifico (si preferisce parlare di "forme di transizione" e di "fossili di transizione") in quanto l'anatomia comparata e lo studio sulla distribuzione geografica delle varie specie moderne, oltre alla classificazione filogenetica (i cosiddetti "alberi filogenetici"), hanno fornito "prove" più che sufficienti a dimostrare la "realtà" evolutiva.
    Anello mancante - Wikipedia
    In realtà i fossili costituiscono una prova in più, una specie di bonus, ma l'evoluzione sarebbe "certa" anche senza alcun fossile (e di documentazione fossile ce n'è a bizzeffe).
    La teoria sull'evoluzionismo potrebbe essere "smentita" SOLO nel caso di ritrovamenti di fossili "anacronistici", cioè non appartenenti al giusto "ordine" cronologico, cosa che finora non è mai accaduta (e mai accadrà).
    Infine hai chiesto delle prove: oltre a quelle, di cui ho accennato, basate sugli studi di anatomia comparata sulle strutture anatomiche (le cosiddette "strutture omologhe" e le "strutture analoghe"), ce ne sono molte altre (dall'uniformità del codice genetico di tutte le specie viventi alle differenze nelle proteine di specie con gradi di parentela diversi, alle tracce "lasciate" dallo sviluppo embrionale e così via), c'è solo l'imbarazzo della scelta.
    Qui, a titolo esemplificativo, ne vorrei citare una: quella basata sul DNA mitocondriale, lo stesso che viene usato nelle indagini investigative.
    Il DNA mitocondriale è un piccolo anello che contiene 37 geni. Questi geni provengono dai mitocondri della cellula uovo, il che vuol dire che ci vengono trasmessi solo da nostra madre.
    In genere le mutazioni del DNA mitocondriale sono "neutre", non alterano le funzioni degli organuli.
    Tali mutazioni, per così dire, si "accumulano" alla velocità di 115 per ogni milione di anni, in pratica è come se funzionassero da "orologio molecolare".
    Se contiamo il numero di mutazioni del DNA mitocondriale di due individui e ne calcoliamo la differenza, possiamo risalire al numero di anni necessari per poter arrivare alla loro antenata comune.
    Con questo metodo siamo risaliti ad una femmina di Homo Sapiens (o meglio al gruppo cui apparteneva), vissuta in Africa tra 100000 e 200000 anni fa, che sarebbe la "capostipite" della specie umana.
    Attraverso lo studio del DNA mitocondriale abbiamo anche sfatato il mito dell'uomo di Neanderthal inteso come nostro antenato: i neandertaliani non hanno alcun legame col genere umano.
    Per concludere e per non essere troppo fuori tema, vorrei dire che la visione teleologica e la fiducia nella creazione divina sono definitivamente "crollate" nel 1859, anno della pubblicazione de "L'origine della specie" di Darwin. La selezione naturale è talmente potente da spiegare tutto.
    L'ipotesi di Dio non è più necessaria, anzi è la cosa più superflua che possa esserci"




  3. #3
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    "La risposta alla tua domanda ("Chi è venuto prima, l'uovo o la gallina ?") è stata fornita da Crick (scopritore della struttura del DNA insieme a Watson nel 1953) nel 1957 quando formulò il suo famoso "dogma centrale della biologia molecolare", che non ha nulla a che fare con la fede.
    Come saprai, normalmente la molecola del DNA presiede alla sintesi delle proteine, essa non funge direttamente da "stampo" per l'assemblaggio delle molecole proteiche ma crea un'altra molecola, l'RNA, che provvede a trasmettere le informazioni contenute nel DNA stesso alle proteine.
    In altre parole il messaggio del DNA viene TRASCRITTO nell'RNA, viene trasferito dal nucleo dell'RNA al citoplasma e infine viene TRADOTTO, con l'aiuto dei ribosomi, in una sequenza di amminoacidi.
    Quindi il "dogma centrale" di Crick specifica che questa "espressione genica" si può riassumere così: DNA --> trascrizione --> RNA --> traduzione --> proteine.
    Si va dunque dalle informazioni degli acidi nucleici (DNA e RNA) alla sintesi proteica, non viceversa.
    L'uovo è venuto prima della gallina.
    Nel 1976, Dawkins, il famoso biologo evoluzionista inglese, diede una riformulazione di questi concetti in termini di "gene egoista": secondo lui gli organismi non sono altro che mezzi per riprodurre i geni, cioè i geni non solo vengono prima degli organismi, come il "dogma centrale" impone, ma sono anche le "vere" unità della selezione naturale".

    P.S. Razza e specie sono due termini diversi, la razza è una SOTTOSPECIE di una specie vivente. Chi ha messo la specie umana sulla terra ? L'evoluzione

  4. #4
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    Le osservazioni sperimentali indicano che non c'è alcuna correlazione tra le varie mutazioni, la loro distribuzione è del tutto casuale, esse sono semplici errori occasionali di "ricopiatura" nella duplicazione del DNA che introducono cambiamenti "random".
    Inoltre non c'è correlazione tra "mutanti" e ambiente, il che indica che le mutazioni non sono soggette a selezione ambientale, mentre il tasso di mutazione di una certa proteina, inteso come percentuale di sostituzione degli amminoacidi, è più o meno lo stesso in diverse specie viventi.
    Nei mammiferi, ad esempio, si ha un tasso di mutazioni abbastanza elevato: una base viene sostituita ogni due anni.
    Queste mutazioni non hanno alcun effetto sul fenotipo e quindi non sono soggette a selezione naturale, esse sono casuali.
    Altre osservazioni compiute sui moscerini Drosophila e su animali marini mostrano che le mutazioni appaiono e si "fissano" a caso.
    Ma il caso non interviene solo a livello delle mutazioni, ha un "peso" importante anche nel fenomeno che, nella genetica delle popolazioni, viene denominato "deriva genetica" (drift).
    Partiamo dal presupposto che la maggior parte delle mutazioni è "neutra", per cui la selezione non ha alcuna incidenza sul successo o sull'insuccesso di una certa tipologia di geni.
    Di conseguenza le frequenze di alleli, presenti all'interno di una determinata popolazione, variano casualmente di generazione in generazione.
    La deriva genetica è dunque la fluttuazione casuale nelle frequenze degli alleli, di generazione in generazione, di individui appartenenti ad una certa popolazione (un esempio emblematico è quello relativo al difetto genetico chiamato "acromatopsia", in cui l'occhio vede in bianco e nero, della popolazione dell'atollo di Pingelap, in Micronesia).
    Il biologo giapponese Kimura, nello sviluppo della sua teoria "neutralista", qui spiegata sommariamente, sostiene che l'evoluzione molecolare (cioè del DNA e delle proteine in diverse specie di viventi) è dovuta in larga misura alla deriva genetica casuale, per cui la velocità dell'evoluzione molecolare è esattamente uguale alla frequenza delle mutazioni in diverse specie.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_neutr...ll%27evoluzione
    Si tratta di un fenomeno "stocastico" e quindi prevedibile statisticamente proprio perché stiamo parlando di una "forza" casuale !
    http://pbil.univ-lyon1.fr/members/lobry/re...ene05/tutto.pdf
    Nessun meccanismo "nascosto", né tantomeno di tipo lamarckiano, il caso interviene a più livelli, ricoprendo un ruolo importantissimo nella storia evolutiva di tutti gli esseri viventi.
    Buona lettura

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